settembre: 2010
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Una storia più grande di noi

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di Manuel

Questa è la storia che ha preso per mano un gruppo di adolescenti, li ha portati vicino a Te, raccolti da un amore più grande che li ha chiamati da molto lontano,  sulla strada più bella che c’è.

Solo parafrasando una canzone di Claudio Burgio sono riuscito a racchiudere in poche parole ciò che gli adolescenti dell’Oratorio S. Anna di Loreto Stazione, stanno vivendo all’interno del gruppo Agorà e del gruppo Koiné.

È la storia di una chiamata a far parte di un gruppo di amici che insieme vogliono crescere e camminare in oratorio. È la storia di una chiamata quotidiana ad  un progetto più grande, quello che il Signore ha in mente per ciascuno di noi.  È la storia di un incontro con una persona speciale di nome Gesù.

In questi anni, più volte, siamo stati  chiamati a ripensare e a ritrovare nella nostra vita,  la gioia di questo incontro. Lo abbiamo fatto non solo guardando ai tanti testimoni che hanno costellato la storia della chiesa, come Madre Teresa, Suor Maria Laura Mainetti, Charles De Foucauld, Carlo Acutis, ma anche ritagliandoci degli spazi e dei momenti particolari, lontani dalla vita di tutti i giorni, in luoghi significativi.

In questa storia non potevano mancare due tappe: a Roma,  il 6-7-8 novembre 2009 e ad Assisi, il 4-5 gennaio scorsi. Nella “tre giorni romana” siamo  ritornati alle radici della nostra fede,  là dove è più forte la testimonianza delle prime comunità cristiane.

“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”. Questo versetto degli Atti è stato il collante della nostra esperienza a Roma.  Abbiamo voluto riscoprirci nel nostro essere comunità cristiana.

E così,  ospitati dalle Figlie della Carità , abbiamo compiuto il nostro pellegrinaggio alla tomba di San Pietro e alla tomba di San Paolo. Indelebile ,nella nostra memoria e nel nostro cuore,  resta l’incontro con sua Eminenza  Angelo Comastri che, grazie alla sua catechesi su Pietro, riportandoci  sulle strade della  Galilea, ci ha permesso di entrare ancora di più nel senso profondo del nostro pellegrinaggio. Impresso  in ciascuno di noi resta il momento di preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II, pochi attimi in cui uno accanto all’altro, in una commozione particolare, ci siamo sentiti accumunati dal grande amore che questo papa ha sempre avuto per i giovani.

Il nostro weekend si è concluso poi con la visita e la S. Messa nelle catacombe di San Callisto. Lì, siamo venuti a contatto con la semplicità, l’essenzialità di una fede che non ha mai rinunciato al coraggio della testimonianza e che ci interroga sul nostro essere cristiani oggi, a scuola, all’università, al lavoro.

E non finisce qui. Questa  storia più grande di noi ci ha donato una nuova occasione per stare assieme. Ad Assisi siamo tornati sulla strada percorsa da Francesco, la strada della vera libertà. Abbiamo scoperto un uomo che ha trovato la libertà interiore nel lasciare tutto, suo padre, le sue ricchezze, per seguire l’invito di Dio:  “Va’ e ricostruisci la mia chiesa”.

In quei luoghi ci siamo chiesti: Che cosa significa  essere chiamati? Quando il Signore ci chiama? Quale progetto ha per noi? A San Damiano, durante la celebrazione della S. Messa abbiamo pregato perché, come Francesco, possiamo avere  il coraggio di capire e aderire al progetto del Signore e sperimentare anche noi, come Francesco, la vera libertà. Di fronte alla nuda pietra, al silenzio e alla penombra della tomba del santo, ciascun di noi ha affidato se stesso e la propria vita al Signore, chiedendoGli di continuare a bussare alla porta del nostro cuore anche quando siamo sordi ad ogni sua chiamata, certi che quel “vieni e seguimi” che ha mosso gli apostoli in Galilea, che ha rivoluzionato la vita di Francesco, continuerà a scuotere la nostra storia, questa storia più grande di noi.

Un grazie speciale non può non andare a quelle persone che il Signore ci ha posto accanto e continuano a donarci la loro testimonianza. Un grazie a P. Angelo Sorti e P. Piero Pandolfi che pazientemente ci guidano e camminano con noi.

Amicizia con Cristo

papa_benedetto_xvi_1La fecondità della proposta vocazionale, infatti, dipende primariamente dall’azione gratuita di Dio, ma, come conferma l’esperienza pastorale, è favorita anche dalla qualità e dalla ricchezza della testimonianza personale e comunitaria di quanti hanno già risposto alla chiamata del Signore nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata, poiché la loro testimonianza può suscitare in altri il desiderio di corrispondere, a loro volta, con generosità all’appello di Cristo. […]Per questa ragione desidero richiamare tre aspetti della vita del presbitero, che mi sembrano essenziali per un’efficace testimonianza sacerdotale. Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l’amicizia con Cristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è questo che suscitava nei discepoli il desiderio di vivere la stessa esperienza, imparando da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio. Se il sacerdote è 1`”uomo di Dio”, che appartiene a Dio e che aiuta a conoscerlo e ad amarlo, non può non coltivare una profonda intimità con Lui, rimanere nel suo amore, dando spazio all’ascolto della sua Parola. La preghiera è la prima testimonianza che suscita vocazioni. Come l’apostolo Andrea, che comunica al fratello di aver conosciuto il Maestro, ugualmente chi vuol essere discepolo e testimone di Cristo deve averlo “visto” personalmente, deve averlo conosciuto, deve aver imparato ad amarlo e a stare con Lui.

(dal messaggio di Benedetto XVI per la 47 Giornata Mondiale per le Vocazioni).

Un dono di Dio

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Durante la storia si vede chiaramente come molti si sono allontanati dalla vera sorgente della vita, dalla verità di Dio. L’uomo è chiuso in se stesso, nel suo egoismo, non è contento della vita, è chiuso nel suo piccolo mondo e diventa schiavo delle sue idee, dei suoi pensieri, dei suoi falsi idoli perdendo così quell’amore che dà la vera gioia e che può rispondere alle sue esigenze. Oggi nel mondo tanti si sono allontanati dalla Chiesa nel desiderio di voler trovare qualcosa che li renda felici. In questo mondo, il Signore della vita, ancora oggi sta chiamando mlte persone a sè. Ad una chiamata da parte di Dio e ad una risposta da parte dell’uomo noi abbiamo potuto assistere. Domenica 20 settembre 2009 a Santeramo in Colle in provincia di Bari, sette giovani hanno pronunciato il loro sì al Signore e alla sua chiamata con la Professione Religiosa. Quattro di loro provengono dalla Croazia: Miro Ravlić 46 anni, Nikola Tandara 32 anni, Zrinko Petar Nikolić 30 anni, Kristijan Žlender 29 anni; due provengono dall’Angola: Carlos Miguel Josè Vieira 28 anni e Miguel Quissua Quissola 26 anni; uno viene dall’Italia: Antonino Pensabene 30 anni di Reggio Calabria. Questi giovani hanno detto si a Dio attraverso la professione temporanea con la quale entrano a far parte della famiglia monfortana, la Compagnia di Maria appunto, promettendo a Dio e alla Chiesa di vivere i voti di castità, di obbedienza e di povertà per un anno. Prima del Noviziato questi nuovi confratelli monfortani hanno vissuto un periodo di formazione nei loro paesi di origine. Si sono poi ritrovati a vivere insieme nella casa del Noviziato. La diversità della cultura, della lingua e delle opinioni sono state occasioni per un arricchimento personale e comunitario. Ma prima di tutto la vita del noviziato è stata un’occasione di crescita nell’amore seguendo e imitando Gesù Cristo.
La professione si è celebrata a Santeramo in Colle, nella Chiesa Madre. I monfortani in questo paese sono presenti da più di cinquant’anni. La riconoscenza per la presenza monfortana si è notata soprattutto nell’accoglienza e nell’apertura della gente verso i novizi. I dolci non sono mai mancati e non solo i dolci. La chiesa era piena di gente, oltre ai tanti santermani, erano anche presenti numerosi amici e parenti delle nostre famiglie e i confratelli della famiglia monfortana. Non sono mancati poi nemmeno gli amici e ospiti della Casa di riposo e della Casa Famiglia “Calabrese”.
La solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Padre generale, Padre Santino Brembilla, il quale nell’omelia ha sottolineato in modo particolare il bisogno di essere giusti davanti a Dio, di essere uomini di pace, miti e pacifici. Commentando il Vangelo padre Santino ha fatto riferimento al cammino pasquale, cammino di croce, morte e risurrezione. Un itinerario a cui tutti i battezzati sono chiamati a partecipare, ma in modo particolare le persone consacrate.
Nel momento della professione, ogni novizio davanti al padre generale quindi ha emesso i voti di povertà, di castità e di obbedienza, leggendo la propria formula di professione in italiano e nella lingua natia. Durante questo momento molto emozionante, qualche lacrima ha solcato i nostri volti.
Dopo la professione il Generale ha consegnato a ciascuno l’abito, le Regole della Famiglia Monfortana e la corona del Rosario, segno di accoglienza, di fratellanza e di appartenenza alla Congregazione monfortana.
È stato un giorno speciale, un grande dono che Dio. Il cammino ovviamente non termina con la prima professione, si conclude una tappa di un cammino da compiere, insieme a Maria, incontro a Gesù.Vi portiamo nel cuore, affidandovi al Signore nelle preghiere, e noi ci affidiamo alle vostre preghiere.

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Benvenuti nel sito della Commissione Animazione Vocazionale dei Missionari Monfortani.