Lìberos

Dall'oggetto libro allo scrittore oggetto?

Pubblicato il 28-07-2012

72902087687579984_yb7lNXMH_fRiportiamo qui un'interessante riflessione di Wu Ming a proposito dei cambiamenti dell'editoria e dei suoi ruoli.

Quest’anno la consueta “Operazione Glasnost”, vale a dire la pubblicazione dei dati di vendita di Wu Ming, si carica di un significato particolare. E’ giunto il momento di avviare una riflessione profonda sul nostro mestiere e sulle trasformazioni che lo riguardano. A partire proprio dall’analisi dei dati di vendita, dall’evoluzione delle abitudini dei lettori, dall’avvento dei nuovi supporti tecnologici alla lettura, dal radicarsi della crisi socio-economica, risulta evidente che l’editoria, per come l’abbiamo intesa nei decenni scorsi, è destinata a cambiare completamente. Tutte le attività professionali che fanno capo alla filiera editoriale muteranno nel giro di pochissimo tempo. A noi non interessano tanto le risposte, più o meno raffazzonate, che diversi editori si affrettano a dare per dimostrare d’essere ancora in gran forma e poter superare il passaggio critico che li attende.
Ci interessa piuttosto sapere cosa ne sarà di noi tutti, autori e lettori, nell’epoca che sta iniziando.

 
 

Di certo si impone un ragionamento sul da farsi come premessa all’esercizio di un bel po’ di inventiva. Per questo avviamo il dibattito. Lo facciamo all’inizio di un’estate calda, senza la pretesa di risolvere la discussione sotto la canicola, ma appunto di cominciarla.
I dati di vendita, dicevamo. E i download gratuiti.
Per molti anni noi abbiamo constatato in prima persona l’esistenza di un circolo virtuoso tra i download dei nostri libri e le vendite in libreria. Proprio questo circolo virtuoso è stato uno dei punti di forza della nostra attività. Più i nostri libri circolavano liberamente in forma elettronica, e più restavano vivi in libreria, perché chi scaricava prima o poi comprava, per sé o per altri, o comunque raccontava, consigliava, e quel consiglio presto o tardi si tramutava in uno o più acquisti, e tutta la nostra “backlist” di titoli rimaneva in movimento. E’ il processo che descriveva Wu Ming 1 nel vecchio testo “Il copyleft spiegato ai bambini”.
Ebbene, non è più così. Probabilmente quello su cui insistevamo era un circolo virtuoso da periodo intermedio, tipico di una fase in cui non erano diffusi gli ereader e i tablet, ma soprattutto non c’era l’attuale crisi e i libri avevano prezzi ancora affrontabili.

La maggiore penetrazione di Internet tra la popolazione, la crescente alfabetizzazione informatica, l’esistenza di alternative che un tempo non esistevano e – specialmente – il calo del potere d’acquisto dei lettori (calo a cui, stoltamente, le case editrici rispondono con ulteriori aumenti dei prezzi di copertina), tutto questo ha generato una tempesta perfetta che ha sganciato la disponibilità della copia digitale dalla maggiore circolazione della copia cartacea.

Il lettore forte che fino a qualche anno fa comprava un tot di libri, ha dovuto ridimensionare progressivamente i propri volumi d’acquisto. I dati impressionano più nel particolare che in generale. Complessivamente, nell’ultimo anno i nostri libri sono stati scaricati oltre centomila volte, a fronte di circa trentamila copie vendute. Fin qui la proporzione sarebbe comprensibile: occorrono molti download per attivare il circolo virtuoso rete-carta. Ma se escludiamo Altai, il romanzo collettivo più recente, la forbice si allarga a dismisura: settantacinquemila download per sedicimila copie vendute, a indicare che il circolo virtuoso non esiste più: certi nostri titoli hanno venduto poche centinaia di esemplari a fronte di migliaia e migliaia di download.

La flessione delle vendite riguarda comunque tutto il catalogo. Titoli di “backlist” come 54 e Manituana negli ultimi dodici mesi hanno venduto intorno alle tremila copie. Il più recente Altai si è attestato a quattordicimila. Per la prima volta dalla sua uscita, Q è sceso sotto le diecimila copie annue, fermandosi a poco più di settemila. Gli altri titoli, meno “celebri”, stanno tutti abbondantemente sotto le mille copie.

Di contro, il numero dei download è aumentato, anche grazie alla nuova pagina dedicata (on line dal febbraio scorso) e alla disponibilità dei libri in più formati. E’ evidente che non può trattarsi solo dell’avvento degli e-reader, ma anche del fatto che c’è meno pilla nelle tasche dei lettori.
Se i titoli più celebri si difendono ancora benino, quelli solisti o di minore risonanza sono casi eclatanti: si pensi a un’uscita abbastanza recente, per un piccolo seppure battagliero editore come Ediciclo: Il Sentiero degli Dei di Wu Ming 2. A tutt’oggi quel libro ha venduto 4.751 copie, di cui 287 nell’ultimo anno, ed è stato scaricato 24.766 volte. Oppure Stella del Mattino di Wu Ming 4, che nell’ultimo anno ha venduto circa duecento copie e nello stesso periodo è stato scaricato più di novemila volte.

Non è soltanto questione di numeri assoluti. Si tratta di osservare le tendenze in atto. Leggiamo tutti meno libri anche perché… leggiamo di più altre cose. Leggiamo – e scriviamo – soprattutto a video. Quotidiani online, blog, social network, posta elettronica etc. ci fanno trascorrere ore e ore della nostra giornata immersi nella lettura e nella scrittura, ma non di libri e sicuramente non di libri cartacei.

Questo non significa affatto che il libro tradizionale sia destinato a sparire, come vaticinato da alcuni. Persino dove la tendenza alla “smaterializzazione” è più avanzata, come negli USA, i libri tradizionali costituiscono ancora l’80% del venduto. Tuttavia la carta è un supporto che verrà sempre più relativizzato, o meglio, affiancato da altri. Perderà centralità. Ha ragione Henry Jenkins quando osserva il divenire transmediale di ogni narrazione che si diffonde oggi nel mondo. Jenkins aggiunge che i processi di socializzazione gratuita delle narrazioni sono ormai troppo diffusi perché si possa pensare (e guai a farlo!) a nuove recinzioni.
In parole povere: i nostri ebook sono da sempre scaricabili gratuitamente, e gratuiti rimarranno. Per noi è un atto politico e di militanza culturale.

Dunque, che fare? Com’è possibile continuare a praticare il mestiere della scrittura e a trarne un reddito, in questo quadro che va mutando?

Al momento, la donazione a offerta libera da parte di chi scarica i nostri ebook è una mulattiera percorsa da pochissimi viandanti. A fronte di oltre quarantamila download dal 14 febbraio scorso – giorno della messa on line della nuova pagina dedicata – soltanto 56 persone hanno deciso di usare PayPal per donare qualcosa. Alla data di oggi sono entrati nella nostra cassa comune appena 1194 euro. La media delle cifre donate è di 21 euro.
Se, poniamo il caso, per ciascun download fossero entrati cinquanta centesimi di offerta, non staremmo qui a interrogarci su quale possa essere il nuovo modello. Ma così non è stato, e probabilmente così non sarà mai, anche se il dato attuale può migliorare.

Da tempo i musicisti si sono rimessi sulla strada e hanno rispostato l’accento sull’esibirsi, sul suonare dal vivo. E’ una tendenza di cui parlavamo già una decina di anni fa:

«Ora la “cultura di massa” lascia il posto a una nuova forma di cultura “popolare”, in cui contano sempre di più le esibizioni dal vivo, le reti solidali, la condivisione, il DIY [...]. L’artista sarà sempre meno Divo (o Autore) e sempre più cantastorie, menestrello, bardo, griot. Non è molto “punk” tutto questo? In questo processo solo i parassiti [...] hanno qualcosa da perdere, non certo Noi, vasta, eterogenea e ancora inconsapevole comunità di produttori e fruitori e commentatori di musica.»

Gli scrittori devono forse immaginare qualcosa di analogo? Devono macinare chilometri anche loro, come i trovatori del Medioevo, creando un nuovo circolo virtuoso, stavolta tra la rete e la strada? Forse la soluzione si troverà portando in giro e facendosi portare in giro dalle narrazioni. Per fare questo, bisognerà concepire le storie che raccontiamo come già spalmate e ulteriormente spalmabili su più supporti e modalità narrative.
Sono prassi che il collettivo Wu Ming ha sperimentato e continuerà a sperimentare: reading musicali, prosecuzioni transmediali dei nostri libri, collaborazioni con artisti di altri campi disciplinari, estesi tour in giro per l’Italia (e oltre). Tuttavia, dovremo fare di più. E di meglio.

Nil novi sub sole
Intendiamoci, non è una novità il fatto che uno scrittore non sbarchi il lunario con le sole vendite dei libri e debba “arrotondare” con molteplici attività (corsi di scrittura creativa, docenze, collaborazioni di vario genere) o avere un secondo mestiere, anche fuori dell’industria culturale. La maggior parte degli scrittori vive quella condizione, ma qui siamo su un altro livello: parliamo di una radicale reinvenzione del nostro mestiere, in uno scenario che non avrà più al suo centro l’oggetto-libro. Il cambiamento richiederà nuovi sforzi, un’intensificazione degli esperimenti, capacità di organizzazione e ulteriore fantasia.
Tutto questo con l’aiuto, naturalmente, della comunità dei nostri lettori.

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