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E intanto, mentre non c'eri...

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Confessioni
Sant’Agostino

diffido da chi si professa innamorato/fidanzato/sposato col Signore... abbandonato

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Il Paradiso è altrove

bella la scrittura, bello perché catturi, bellobellobello

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Il Monte Analogo

parecchio noioso

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Salvatore Satta

Il giorno del giudizio

Voto medio della comunità Lìberos
Recensioni (3)
Inserito il 02-05-2016 da Mario
Aggiornato il 15-11-2022 da Maria Agostina
Disponibile in 16 librerie
Inserito il 02-05-2016 da Mario
Aggiornato il 15-11-2022 da Maria Agostina
Disponibile in 16 librerie

Quando apparve nel 1977, dopo la morte del suo autore, Il giorno del giudizio fu salutato come l’opera più importante della narrativa sarda novecentesca, ma il suo spessore travalica l’ambito locale. Ambiente, personaggi, protagonista, tutto concorre a costruire un’atmosfera sospesa che trasfigura Nuoro e i suoi abitanti in un microcosmo senza tempo, nella quale gli uomini vivono come immersi in una dimensione onirica, dove passato e presente si fondono sino a perdere i propri confini.

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Recensioni

Noce Moscata

Esiste il contrario del déja vu. Lo chiamano jamais vu. Più o meno è come quando ti imbatti in cose o persone che dovresti conoscere, ma a te sembrano nuove. Questo libro mi ha fatto lo stesso effetto. Salvatore Satta è un nuorese DOC. E "Il giorno del giudizio" parla di Nuoro, per Nuoro, pro Nuoro e contro Nuoro. E io a Nuoro ci abito. E di tutto ciò che c'è scritto nel libro non ho potuto riconoscere niente. E non è solo perché sono troppo giovane per ricordarmi i tempi che furono. È anche perché i tempi cambiano non solo le cose e le persone, ma anche i modi e il sentire, e il dire, e il fare. Quel rapporto tra il contadino e la sua terra, io lo posso solo immaginare. La vita errabonda del pastore sotto il cielo ingrato, la posso solo intuire. L'ozio del possidente che guarda seduto al bar i suoi concittadini, fiero e certo di essere un gradino sopra tutti, non è la stesso del figlio di papà sul SUV che guarda il culo della commessa di Calzedonia ondeggiare per strada. La costruzione di un ricordo non dev'essere una cosa facile. Soprattutto quando l'inizio della tua vita è rimasto intriso di sentimenti atavici che adesso sono morti insieme all'ignoranza e alla genuinità. E dev'essere difficile anche ricostruire le vite delle persone che hanno animato i propri ricordi. Si rischia di scoprire cose di se stessi che non ci piacciono. Si rischia di vedere le cose come stanno. E di non rendere giustizia ai morti. Eppure Satta ce l'ha fatta. Nonostante le sue paure, ha sollevato il velo pietoso di vite miserabili e comunque giuste nel fluire del loro percorso; e le ha deposte piano, ancora una volta, sui loro sepolcri, restituendo loro dignità, quella che gli è stata tolta dallo sguardo "abituato" dei loro contemporanei. C'è un introspezione profonda di Nuoro in questo libro, che è la stessa che avrei potuto cogliere negli aneddoti che mio padre racconta di quando era adolescente, ma che non può fare, perché è un dono riuscire a raccontarsi e a raccontare. Nuoro è un' isola dentro un'isola. Adesso lo so. Prima lo sentivo e basta. Ora ne ho la consapevolezza. Sia lodata la scrittura, che permette di fermare le cose che vediamo sulla carta, e sia lodata la volontà di chi ne vuol far partecipi tutti, anche quando l'autore non ne ha avuto il tempo, o aveva paura di farlo. "Sono stato una volta piccolo anch'io, e il ricordo mi assale di quando seguivo il turbinare dei fiocchi di neve contro la finestra. C'erano tutti allora nella stanza ravvivata dal caminetto, ed eravamo felici perché non ci conoscevamo. Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. È quello che ho fatto io in questi anni, che vorrei non aver fatto e continuerò a fare perché ormai non si tratta dell'altrui destino ma del mio."(Pag 267) Salvatore, mi dispiace solo non aver la tua stessa sapienza e arte nella scrittura e non poter così raccontare il tuo "giudizio finale". Spero che chi ti ha conosciuto e letto, stia cercando di farlo in qualche modo. Basterebbe anche lo facesse per se stesso. Chiunque dopo aver letto il tuo libro, vorrebbe risuscitare in una storia, come hai fatto tu con le anime di chi ti è passato accanto. Grazie per la memoria che ci hai restituito senza chiedere niente in cambio. Grazie. Intanto nella vita reale: rifletto sul fatto che nonostante esista un'evidente assonanza tra il verbo "PIACERsi" e "comPIACERE", il secondo tuttavia, possa portare all'annullamento irreversibile del primo, se applicato senza aver riguardo della propria dignità.

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Maria Agostina

bellissimo... e desolatamente incompleto... ma bello

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pmax

Libro terribilmente bello. Dopo i primi capitoli, entrando nel mondo di Satta si è presi dalle vicende e dallo stile di scrittura. Da rileggere, per riassaporare meglio.

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Editore: Ilisso

Lingua: Italiano

Numero di pagine: 272

Formato: (DATO NON PRESENTE)

ISBN-10: 8885098975

ISBN-13: 9788885098978

Data di pubblicazione: 1999

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Salvatore Satta

Il giorno del giudizio

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Aggiornato il 15-11-2022 da Maria Agostina
Disponibile in 16 librerie
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Aggiornato il 15-11-2022 da Maria Agostina
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Quando apparve nel 1977, dopo la morte del suo autore, Il giorno del giudizio fu salutato come l’opera più importante della narrativa sarda novecentesca, ma il suo spessore travalica l’ambito locale. Ambiente, personaggi, protagonista, tutto concorre a costruire un’atmosfera sospesa che trasfigura Nuoro e i suoi abitanti in un microcosmo senza tempo, nella quale gli uomini vivono come immersi in una dimensione onirica, dove passato e presente si fondono sino a perdere i propri confini.

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Esiste il contrario del déja vu. Lo chiamano jamais vu. Più o meno è come quando ti imbatti in cose o persone che dovresti conoscere, ma a te sembrano nuove. Questo libro mi ha fatto lo stesso effetto. Salvatore Satta è un nuorese DOC. E "Il giorno del giudizio" parla di Nuoro, per Nuoro, pro Nuoro e contro Nuoro. E io a Nuoro ci abito. E di tutto ciò che c'è scritto nel libro non ho potuto riconoscere niente. E non è solo perché sono troppo giovane per ricordarmi i tempi che furono. È anche perché i tempi cambiano non solo le cose e le persone, ma anche i modi e il sentire, e il dire, e il fare. Quel rapporto tra il contadino e la sua terra, io lo posso solo immaginare. La vita errabonda del pastore sotto il cielo ingrato, la posso solo intuire. L'ozio del possidente che guarda seduto al bar i suoi concittadini, fiero e certo di essere un gradino sopra tutti, non è la stesso del figlio di papà sul SUV che guarda il culo della commessa di Calzedonia ondeggiare per strada. La costruzione di un ricordo non dev'essere una cosa facile. Soprattutto quando l'inizio della tua vita è rimasto intriso di sentimenti atavici che adesso sono morti insieme all'ignoranza e alla genuinità. E dev'essere difficile anche ricostruire le vite delle persone che hanno animato i propri ricordi. Si rischia di scoprire cose di se stessi che non ci piacciono. Si rischia di vedere le cose come stanno. E di non rendere giustizia ai morti. Eppure Satta ce l'ha fatta. Nonostante le sue paure, ha sollevato il velo pietoso di vite miserabili e comunque giuste nel fluire del loro percorso; e le ha deposte piano, ancora una volta, sui loro sepolcri, restituendo loro dignità, quella che gli è stata tolta dallo sguardo "abituato" dei loro contemporanei. C'è un introspezione profonda di Nuoro in questo libro, che è la stessa che avrei potuto cogliere negli aneddoti che mio padre racconta di quando era adolescente, ma che non può fare, perché è un dono riuscire a raccontarsi e a raccontare. Nuoro è un' isola dentro un'isola. Adesso lo so. Prima lo sentivo e basta. Ora ne ho la consapevolezza. Sia lodata la scrittura, che permette di fermare le cose che vediamo sulla carta, e sia lodata la volontà di chi ne vuol far partecipi tutti, anche quando l'autore non ne ha avuto il tempo, o aveva paura di farlo. "Sono stato una volta piccolo anch'io, e il ricordo mi assale di quando seguivo il turbinare dei fiocchi di neve contro la finestra. C'erano tutti allora nella stanza ravvivata dal caminetto, ed eravamo felici perché non ci conoscevamo. Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. È quello che ho fatto io in questi anni, che vorrei non aver fatto e continuerò a fare perché ormai non si tratta dell'altrui destino ma del mio."(Pag 267) Salvatore, mi dispiace solo non aver la tua stessa sapienza e arte nella scrittura e non poter così raccontare il tuo "giudizio finale". Spero che chi ti ha conosciuto e letto, stia cercando di farlo in qualche modo. Basterebbe anche lo facesse per se stesso. Chiunque dopo aver letto il tuo libro, vorrebbe risuscitare in una storia, come hai fatto tu con le anime di chi ti è passato accanto. Grazie per la memoria che ci hai restituito senza chiedere niente in cambio. Grazie. Intanto nella vita reale: rifletto sul fatto che nonostante esista un'evidente assonanza tra il verbo "PIACERsi" e "comPIACERE", il secondo tuttavia, possa portare all'annullamento irreversibile del primo, se applicato senza aver riguardo della propria dignità.

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Maria Agostina

bellissimo... e desolatamente incompleto... ma bello

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pmax

Libro terribilmente bello. Dopo i primi capitoli, entrando nel mondo di Satta si è presi dalle vicende e dallo stile di scrittura. Da rileggere, per riassaporare meglio.

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