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E intanto, mentre non c'eri...

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Confessioni
Sant’Agostino

diffido da chi si professa innamorato/fidanzato/sposato col Signore... abbandonato

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Il Paradiso è altrove

bella la scrittura, bello perché catturi, bellobellobello

Maria Agostina


Don Quisciotte
Questo mese, 15-11-2022
Il Monte Analogo

parecchio noioso

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Giuseppe Catozzella

Non dirmi che hai paura

Voto medio della comunità Lìberos
Recensioni (1)
Inserito il 02-11-2016 da s@ndy
Aggiornato il 24-01-2022 da Girasole
Disponibile in 6 librerie
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Aggiornato il 24-01-2022 da Girasole
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Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.
Giuseppe Catozzella per mesi è entrato dentro la vita reale di Samia, e l’ha reinventata in una voce dolcissima, scrivendo un romanzo memorabile. Da quella voce, da quell’io leggerissimo che ci parla con fermezza e candore, si sciolgono la struggente vicenda di un’eroina dei nostri tempi, la sua fiaba, e insieme il suo destino.

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Martocchia

"Le mie gambe, in confronto a quelle delle altre, sembravano due rametti secchi. Erano senza muscoli, dritte. Non c'erano le sporgenze che vedevo su quelle delle altre: ero senza quadricipiti, senza polpacci. E poi anche senza deltoidi, senza trapezio, senza bicipiti. Le altre sembravano culturiste, in confronto a me. Gambe e spalle gonfissime, polpacci tesi all'estremo. Io non solo non avevo gli attrezzi per svilupparli, i muscoli, ma non avevo neanche un allenatore. 
E poi non avevo abbastanza cibo, se non quello che hooyo riusciva a procurare. Angero e acqua. Oppure riso e cavolo lessato.
Ero la più bassa, la più magra e la più piccola. Me l'ha svelato quello specchio impietoso, prima della gara.
In più, loro indossavano completi sgargianti e bellissimi, che richiamavano i colori delle bandiere dei loro paesi. Canottiere e pantaloncini in tessuti tecnici che aderivano ai corpi possenti. Io avevo il mio solito completo portafortuna. Una maglietta bianca che hooyo aveva lavato la settimana prima e che avevo gelosamente lasciato sul fondo della borsa. Profumava ancora di sapone alla cenere. I miei fuseaux neri che arrivavano sotto il ginocchio. In testa, la fascia bianca che aabe mi aveva regalato quasi dieci anni prima, e che avevo portato sempre con me, a ogni corsa, fino a quel giorno.
Nessuna delle altre mi ha fissata. Erano perfettamente concentrate.
Avrei dovuto esserlo anch'io, ma tutto era troppo diverso da ci a cui ero abituata. Mi sembrava di trovarmi in una situazione irreale, in un sogno."

“Dell'atletica, in un paese dove si spara, non si cura nessuno. I signori della guerra non avevano alcun motivo per sostenerci, e quelli di Al Shabaab ci volevano morti, così come avevano ammazzato mio padre e la madre di Abdi. Neanche il Comitato olimpico aveva la forza e le energie per occuparsi di noi.
Eravamo dei pazzi che coltivavano la loro follia. Questo eravamo. Una follia che aveva come sogno la pace, la speranza di vivere insieme come fratelli.”


Se ti chiami Samia Yussuf Omar e sei nata a Mogadiscio, sai già che non avrai vita semplice.
Se poi ti piace correre, se è con le tue gambe che vuoi inseguire il sogno di gareggiare alla maratona di Londra del 2012, sai già che dovrai lottare. Tanto. Correre di notte, di nascosto dagli integralisti, farti allenare dal tuo migliore amico Alì, perché sarebbe troppo rischioso farlo fare ad un altro.
Se nel tuo paese nessuno sa cosa sia la Libertà, se in giro non si fa altro che parlare del Viaggio e vivere dei racconti di chi l'ha provato.
Se tuoi desideri hanno spiccato il volo, ma il cerchio dentro il quale ti trovi si restringe sempre più...

continua su: http://sullungomaredellibro.blogspot.com/2015/05/giuseppe-catozzella-non-dirmi-che-hai.html

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Editore: Feltrinelli

Lingua: (DATO NON PRESENTE)

Numero di pagine: 240

Formato: (DATO NON PRESENTE)

ISBN-10: 8807030772

ISBN-13: 9788807030772

Data di pubblicazione: 2014

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Giuseppe Catozzella

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Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.
Giuseppe Catozzella per mesi è entrato dentro la vita reale di Samia, e l’ha reinventata in una voce dolcissima, scrivendo un romanzo memorabile. Da quella voce, da quell’io leggerissimo che ci parla con fermezza e candore, si sciolgono la struggente vicenda di un’eroina dei nostri tempi, la sua fiaba, e insieme il suo destino.

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"Le mie gambe, in confronto a quelle delle altre, sembravano due rametti secchi. Erano senza muscoli, dritte. Non c'erano le sporgenze che vedevo su quelle delle altre: ero senza quadricipiti, senza polpacci. E poi anche senza deltoidi, senza trapezio, senza bicipiti. Le altre sembravano culturiste, in confronto a me. Gambe e spalle gonfissime, polpacci tesi all'estremo. Io non solo non avevo gli attrezzi per svilupparli, i muscoli, ma non avevo neanche un allenatore. 
E poi non avevo abbastanza cibo, se non quello che hooyo riusciva a procurare. Angero e acqua. Oppure riso e cavolo lessato.
Ero la più bassa, la più magra e la più piccola. Me l'ha svelato quello specchio impietoso, prima della gara.
In più, loro indossavano completi sgargianti e bellissimi, che richiamavano i colori delle bandiere dei loro paesi. Canottiere e pantaloncini in tessuti tecnici che aderivano ai corpi possenti. Io avevo il mio solito completo portafortuna. Una maglietta bianca che hooyo aveva lavato la settimana prima e che avevo gelosamente lasciato sul fondo della borsa. Profumava ancora di sapone alla cenere. I miei fuseaux neri che arrivavano sotto il ginocchio. In testa, la fascia bianca che aabe mi aveva regalato quasi dieci anni prima, e che avevo portato sempre con me, a ogni corsa, fino a quel giorno.
Nessuna delle altre mi ha fissata. Erano perfettamente concentrate.
Avrei dovuto esserlo anch'io, ma tutto era troppo diverso da ci a cui ero abituata. Mi sembrava di trovarmi in una situazione irreale, in un sogno."

“Dell'atletica, in un paese dove si spara, non si cura nessuno. I signori della guerra non avevano alcun motivo per sostenerci, e quelli di Al Shabaab ci volevano morti, così come avevano ammazzato mio padre e la madre di Abdi. Neanche il Comitato olimpico aveva la forza e le energie per occuparsi di noi.
Eravamo dei pazzi che coltivavano la loro follia. Questo eravamo. Una follia che aveva come sogno la pace, la speranza di vivere insieme come fratelli.”


Se ti chiami Samia Yussuf Omar e sei nata a Mogadiscio, sai già che non avrai vita semplice.
Se poi ti piace correre, se è con le tue gambe che vuoi inseguire il sogno di gareggiare alla maratona di Londra del 2012, sai già che dovrai lottare. Tanto. Correre di notte, di nascosto dagli integralisti, farti allenare dal tuo migliore amico Alì, perché sarebbe troppo rischioso farlo fare ad un altro.
Se nel tuo paese nessuno sa cosa sia la Libertà, se in giro non si fa altro che parlare del Viaggio e vivere dei racconti di chi l'ha provato.
Se tuoi desideri hanno spiccato il volo, ma il cerchio dentro il quale ti trovi si restringe sempre più...

continua su: http://sullungomaredellibro.blogspot.com/2015/05/giuseppe-catozzella-non-dirmi-che-hai.html

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